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Pamela Tucker: pittrice di nature morte a Il Palmerino

  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Nel marzo e aprile 2026, Il Palmerino ha avuto il piacere di ospitare l’artista Pamela Tucker, pittrice di nature morte, arrivata nella residenza su raccomandazione della sua galleria di New York City.


L’arte ha sempre avuto un ruolo importante nella vita di Pamela. Si è laureata in Storia dell’Arte, ha lavorato per anni come graphic designer e più recentemente si è dedicata completamente alla pittura. Ha partecipato a diverse residenze artistiche sia negli Stati Uniti che in Europa e racconta che ogni residenza ispira il suo lavoro in modo diverso. Il Palmerino è uno spazio rilassante e, grazie alla qualità della luce italiana, può dipingere utilizzando la luce naturale anziché quella artificiale, anche negli spazi interni del suo studio.



Pamela è un’artista dallo stile davvero distintivo e le sue composizioni si ispirano principalmente agli oggetti e agli ambienti della sua vita quotidiana. Osserva gli oggetti familiari con uno sguardo originale, trasformando ciò che molti considererebbero ordinario in soggetti degni di contemplazione. Profondamente ispirata dall’opera di Giorgio Morandi, il pittore bolognese che dedicò la sua vita a tradurre la poesia e il mistero degli oggetti in forma visiva, Pamela esplora una sensibilità simile nella propria pratica artistica. Come lui, è interessata a rivelare la presenza silenziosa e il significato sottile nascosti nelle cose semplici. Sebbene Pamela si consideri un’artista figurativa, non è interessata a un fotorealismo rigoroso. Cerca invece di reinterpretare gli oggetti, enfatizzandone la risonanza emotiva. Il suo processo creativo inizia con schizzi a carboncino per poi passare alla pittura a olio su tela. Nel corso dello sviluppo delle sue opere emerge un certo antropomorfismo che riflette una connessione emotiva con il soggetto. Ogni oggetto assume una propria personalità e nei dipinti si mettono in scena drammi misteriosi, talvolta surreali.



Pamela descrive il progetto principale su cui stava lavorando a Il Palmerino come piuttosto sperimentale: le sue opere combinavano libri stampati tradizionali con tecnologie digitali come telefoni cellulari e computer portatili. Gli oggetti vengono spesso disposti per trasmettere determinate emozioni: ad esempio, un senso di ansia viene evocato da un libro aperto che sembra quasi cadere dal bordo di un tavolo. Ci racconta come Il Palmerino sia stato fonte di ispirazione per questo progetto attuale: “Ci sono molti oggetti interessanti qui, inclusi numerosi libri. Poiché mi piace giocare con la coincidenza, sono stata felice di imbattermi in libri antichi e oggetti unici, combinandoli con gli strumenti digitali della vita moderna. Anche nell’affascinante e storico Il Palmerino, questa combinazione tra tecnologia antica e moderna è costantemente presente.”


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