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MOSTRA: Flavia Arlotta. Inner Gardens

  • 31 ago 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Le nature morte di Arlotta saranno in mostra dal 13 settembre 2025 al 16 dicembre 2025




Flavia Arlotta era un’artista riservata, forse anche un po’ schiva nel suo lavoro. Ha vissuto una lunga vita in una casa aperta agli amici. La sua quotidianità era intrecciata con l’arte e le vicissitudini di ogni giorno, improntata alla moderazione, alla grazia e a una silenziosa intensità. Con il marito, il pittore Giovanni Colacicchi, ha costruito un dialogo affettuoso e fecondo, nato da una mentalità e da uno sguardo condivisi, secondo cui la realtà andava guardata con amore. Da Giovanni, Flavia imparò la tecnica e acquisì il gusto per la composizione. Eppure seppe sviluppare una propria voce femminile, originale e frutto di pazienza e di una lenta gestazione, profondamente vissuta.


Nelle prime opere di Flavia si percepisce la sua vicinanza al pittore Onofrio Martinelli, un amico per il quale provava un affetto fraterno; in seguito, subì l’influenza di Emanuele Cavalli. Tuttavia, le caratteristiche della pittura di Flavia sarebbero presto emerse con chiarezza, come ricorda suo figlio Francesco Colacicchi: «La pittura di mio padre sembra opera di un uomo, quella di mia madre di una donna, e giustamente», poiché entrambi trasferiscono la propria umanità nelle loro opere – il loro mondo interiore fatto di curiosità e sensibilità.


Il mondo di Flavia Arlotta è come una treccia i cui fili sono la fattoria con il suo uliveto, l’orto e il giardino fiorito, dove le stagioni scorrono tranquillamente; la sua grande casa, con le sue stanze luminose, la cucina, i loro studi e gli amici. La sua vita si riflette nelle sue tele, dove l’esistenza è sublimata dal silenzio e dall’attesa. Fotografie di famiglia, diari di viaggio, dipinti a olio e gli oggetti che l’hanno accompagnata testimoniano questo intreccio tra arte e vita, che emerge in modo naturale e luminoso, perché è stato vissuto con autenticità.



Una raccolta di opere di Flavia Arlotta, per gentile concessione dell’Archivio e della Collezione Arlotta-Colacicchi



La mostra di Il Palmerino, ospitata in sale che ne rispecchiano lo spirito, offre l’opportunità di avvicinarsi a questo paesaggio interiore. I ritratti affettuosi di Flavia, i suoi paesaggi meditativi e le silenziose nature morte ci parlano di uno stile pittorico che coglie la luce segreta delle cose e la trattiene sulla tela. Accanto ai dipinti, piccoli taccuini di schizzi segnano le tappe di un percorso discreto ma prolifico, composto da momenti rubati alle preoccupazioni della vita quotidiana, ma comunque profondamente radicati nel vivere.


Le numerose raffigurazioni di Flavia erano talvolta rapide e appena accennate; in altri casi, erano più insistenti e meditative. Tuttavia, catturano le prime immagini che le apparivano davanti agli occhi, le prime idee che affioravano nella sua mente, che cercava di conservare e su cui rifletteva, mentre portava pazientemente a compimento i suoi dipinti. Le foto di famiglia e gli oggetti a lei cari contribuiscono a definire l’immagine armoniosa dell’artista e del suo universo.


Come scrisse una volta Piero Calamandrei a proposito della Toscana: «Questa è la terra dove, ci sembra, anche gli oggetti hanno acquisito, grazie a una civiltà secolare, il dono della semplicità e della moderazione». Sono proprio queste le qualità che contraddistinguono la vita e le opere di Flavia Arlotta.


Questa mostra, curata da Laura Casprini e Francesco Colacicchi, rientra nel progetto “The Garden Project”, realizzato in collaborazione con Calliope Arts e il British Institute di Firenze, grazie al sostegno di Margie MacKinnon e Wayne McArdle.


Fonte del saggio: Flavia Arlotta, "Inner Gardens", catalogo della mostra (Itaca / Il Palmerino, 2025), «For Flavia: An Inventory of Sorts» di Laura Casprini




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